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Non c’è regione d’Italia, su questo fronte il Bel Paese può considerarsi davvero unico al mondo, dove non se ne produca: il vino, nella storia celebrato come il nettare degli dei, conquista e mette d’accordo tutti. Da sempre.

Che sia rosso, bianco o rosato, fermo o frizzante, esso accompagna un rito che può essere vissuto in solitudine o in compagnia, rubando attimi all’intimità o alla convivialità. Nell’alto dei calici si ritrovano il giallo dell’oro, il rosso dei granati, la vivacità del rubino, i sentori associati ormai a presenze di terra, di acqua e di fuoco, e poi i mille retrogusti che vanno dal flagrante al fruttato, da quello delicato, a quello acuto e pungente, a quello equilibrato. Una giostra di colori e sapori, virtù e delizia per occhi e palato.

Alle storie di vino, potente afrodisiaco dell’anima, potremo dedicare fiumi di parole.

Nel centro Italia, tra le regioni Marche, Umbria e Toscana, si producono tantissimi Doc raffinati che spesso ritroviamo serviti nelle tavole di tutto il mondo. Molto belle sono anche le cantine che nascondono e conservano non solo ettolitri di bontà, ma anche segreti e tradizioni.

Ospitata tra una fattoria e una villa del XIV secolo, a Greve in Chianti vi attende Villa Vignamaggio.

La villa rinascimentale è opera della famiglia Gherardini, la cui fama è legata alla figura leggendaria di Monna Lisa de Gherardini, la celebre Gioconda ritratta da Leonardo da Vinci. L’assonanza tra Via Maggio a Firenze (luogo di nascita di Monna Lisa) e Vignamaggio, hanno portato molti a ritenere erroneamente che la Gioconda fosse nata qui. Per questa ragione, ancora oggi, la figura della Monna Lisa è legata a Vignamaggio.

E’ alla celebre nobildonna che l’azienda ha voluto dedicare il Chianti classico gran selezione “Monna Lisa” prodotto, sole nelle annate migliori, con le uve aziendali provenienti dai vigneti più vocati.

Altro storico dell’azienda è il Cabernet Franc di Vignamaggio prodotto con uve provenienti da viti di oltre quarant’anni, riscoperte per caso negli anni ’90. Il vino che si ottiene sfugge agli schemi tradizionali. Infatti le bassissime produzioni per pianta e il clima piuttosto caldo della zona, rendono questo vino pieno e ricco di tannini eleganti.

Sempre in Toscana è nato il progetto Rocca di Frassinello. Qui si è al centro della Maremma, fra Bolgheri e Scansano, esattamente là dove arriva una sorta di piede geologico che ha le stesse caratteristiche dei terreni del Chianti e di Montalcino, di cui in effetti è una sorta di prolungamento verso il mare. Quindi terreni come quelli delle due più famose zone vinicole della Toscana, ma con una differenza sostanziale: da 4 a 6 gradi centigradi di temperatura media più alta e, quindi, una capacità di maturazione delle uve in un anticipo anche di tre-quattro settimane.

In questa zona, così incredibilmente vocata per la coltivazione della vite, ha preso corpo il primo, e ad oggi unico, progetto di joint venture italo-francese per la produzione di vino. L’accordo fra Castellare e Domaines Barons de Rothschild Lafite, ovvero la più famosa firma dei vini di Francia e del mondo, ha messo insieme l’esperienza di Castellare nella coltivazione e vinificazione del vitigno principe toscano, il Sangioveto, e quella di Lafite sui vitigni francesi classici, Cabernet, Merlot, Petit Verdot, Shiraz. Il progetto, già estremamente ambizioso, è stato ulteriormente impreziosito da una scelta voluta per coronare la nascita della cantina di Rocca di Frassinello con la più prestigiosa delle firme possibili: quella di Renzo Piano. Una visita qui è appagamento totale per gli occhi e per il palato.

All’ideatore e progettista di questa cantina è stato dedicato anche un vino edizione speciale, il Renzo Piano Senatore, che intende celebrare la particolare investitura di uno degli italiani di oggi più famosi al mondo. Tra le edizioni limitate anche il Vino della Pace, una serie speciale della prima etichetta di Rocca di Frassinello – Le grand vin, il Rocca di Frassinello – per celebrare l’anno santo.

Altrettanto bella a vedersi, per tornare alle cantine toscane, anche Cantina Petra.

Vicino all’antico borgo di Suvereto, terra delle suvere, maestose querce che producono il sughero, sulle colline ferrose della Val di Cornia e con lo sguardo sul mar Tirreno: è qui, nella spettacolare natura della Maremma, che nasce la magia di questa cantina dove si produce il “Quercegobbe”, un vero e proprio cru da cui provengono le uve merlot di filari posti ai margini della macchia mediterranea su di una collina ben ventilata che guarda il mare.