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Si dice che nelle Marche il vino aiuti addirittura a vivere più a lungo. Non è un caso, infatti, che questa sia una delle regioni più longeve d’Italia.

Certo “del vin bidogna fann us, no abus”, cioè del vino bisogna farne uso e non abuso, come recita un vecchio proverbio di queste terre.

I vini marchigiani sono straordinari e molto diversi l’uno dell’altro, sia per colore che per profumo, per gusto ma anche per retrogusto. Si va dalla grande personalità della Lacrima di Morro d’Alba, alla fragranza del Rosso Conero, dalla versatilità del Bianchello del Metauro, al seducente Pecorino, alla facile bevibilità della Passerina passando per i posti d’onore, nelle classifiche addirittura mondiali, del Verdicchio dei Castelli di Jesi o del Verdicchio di Matelica. Senza dimenticare la Vernaccia, uno dei pochi Docg d’Italia, o l’unicità del Vino Cotto.

Spesso, pure nelle Marche, le vie del vino portano anche a cantine interessanti, oltre che da gustare, anche da vedere.

Sono noti come i  “viticoltori del Conero”, addirittura dal lontano 1837, i Moroder  (https://www.moroder.wine/). La nascita del complesso agricolo che ospita la più importante cantina regionale risale alla metà del ’700, quando i Moroder, originari della Val Gardena, si spostarono ad Ancona.

Loro sono i maestri del Rosso Conero: il Conero Riserva di maggior prestigio, il Dorico, è stato il primo vino marchigiano ad ottenere i 3 bicchieri del Gambero Rosso con la vendemmia del ’88. Al centro della tenuta di ben 52 ettari, all’interno di un Parco regionale, si sviluppa il complesso architettonico di assoluta autenticità che ospita anche i locali destinati alla vinificazione. La nuova cantina è stata ricavata nel sottosuolo: la sua architettura è studiata per ottenere il giusto equilibrio termo igrometrico. Qui si dividono più ambienti: dai locali riservati alla produzione e allo stoccaggio del vino, alla sala degustazione, alla barricaia. Destinata all’affinamento e alla maturazione delle riserve, quest’ultima, si caratterizza per il particolare soffitto voltato in terracotta e le pareti in rovere.

E sempre nelle Marche si trova la nobile cantina “Il Pollenza” del conte Aldo Maria Brachetti Peretti. La tenuta si erge  nello splendido panorama delle colline maceratesi che il conte acquistò più di venti anni fa dai principi Antici Mattei,  con un bellissimo edificio del ‘500 disegnato da Sangallo il Giovane. Il podere Brachetti Peretti si sviluppa su  200 ettari, di cui circa 70 destinati a vigneto. Qui merita sicuramente una visita la barriccaia con una capacità di stoccaggio fino a 2.000 barrique.

Dell’ampia tenuta fa parte anche il Casone, una sorta di castello protagonista e teatro, insieme alle terre circostanti, della grande battaglia di Tolentino, combattuta nei primi giorni di maggio del 1815. Tra i migliori vini di questa cantina vi è “Il Pollenza”. Con esso anche il “Porpora”, il bianco “Brianello” e l’ecclesiastico “Pius IX”.

In questa fetta di regione, al confine con una Riserva naturale e un parco archeologico, si trovano anche le Tenute Muròla. Il nome proviene dalla fonte per all’abbeveramento degli animali che rendeva i terreni che ne erano provvisti più preziosi. I cabrei di inizio ‘700 già ne attestano la presenza. La sala degustazione ha un nome: scheggia. E un ambiente creato appositamente per quello che qui si vive come un rito. Ci si siede davanti a una speciale vista panoramica sulla bottaia. Protagonista è il grande tavolo, simbolo della famiglia che, partendo da questo luogo, attraversa spazi ed esperienze per poi tornare nella sua terra.

Qui si producono bianchi, rossi e spumanti. Un capitolo a parte merita la Riserva della Famiglia, punto di contatto tra la moderna scienza enologica e la vinificazione tradizionale. Di questa selezione fanno parte solo i vini che nell’annata sono emersi per il loro carattere.

E’ piccola ma ha un fortissimo carattere, infine, la Fattoria Colmone della Marca dove si producono ottimo rossi vinificati in bianco ma anche rossi puri da uve pregiate che maturano in un microclima perfetto e raggiungono la loro pienezza con il sincero lavoro e la sapiente professionalità di gente che ama la propria terra.

Nelle Marche è facile trovare belle dimore in cui soggiornare. Sulla via del vino, in questo caso il Verdicchio, si può trovare Villa Leone, una vera e propria partita a carte scoperte. Si ispira al Matto, la carta zero o la ventiduesima, e ognuno può giocarsi un soggiorno fra queste mura come lo desidera. E’ un luogo che parla e, insieme, è un luogo che sa ascoltare. E’ un luogo che può regalare silenzio e armonia, ma anche il piacere di ritrovarsi insieme.

Ospitato nell’antica casa rurale di pertinenza di una vicina dimora costruita nel corso del XVIII secolo sulle ceneri di un tempio di età romana, questo casale di charme è un luogo di pace, denso di fascino e di significati più o meno nascosti. In queste terre un tempo si venerava il Dio Mitra, protettore della giustizia, delle alleanze, del bestiame e degli uomini giusti. E’ un po’ a questi ultimi che si ispira, nel suo fascino discreto, questo buon ritiro con, all’interno, pochi elementi vintage accostati ad altri iper contemporanei, scelti accuratamente per dare all’ambiente il giusto equilibrio, ovunque si punti lo sguardo. Anche verso l’alto, dove le travi originali del casale si offrono nude alla vista dell’ospite, per un risveglio in armonia con la natura di un luogo davvero d’altri tempi. Qui ogni camera è diversa dalle altre e alle altre simile al contempo.

Sospesa tra cielo e mare, per chi in questo periodo magari preferisce pensare all’estate, c’è Villa Sogno Adriatico, dimora esclusiva capace di unire tutto il fascino italiano al caldo abbraccio delle Marche, unica regione al plurale pensata al singolare. Una location da sogno, splendidamente progettata e rinnovata di recente, che è in grado di regalare ai propri ospiti un’esperienza unica dove il lusso di una vacanza e una piacevole fuga dal quotidiano possono tranquillamente sposarsi.

Tra San Severino Marche e Serrapetrona, in una zona vocata al vino per eccellenza, si trova anche Villa Il Noce. Nel bosco che sovrasta la Villa un tempo vi era un’antica posta di caccia. Qui, ancora oggi, si può assistere al passaggio degli uccelli migratori ma la proprietà è un luogo tanto caro a caprioli, istrici e tassi con cui è facile imbattersi anche durante brevi escursioni. All’interno gli ospiti vengono accolti da uno stile country elegante con angoliere del Settecento marchigiano e una madia di fine Seicento oltre che da altri mobili di pregio.